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agosto 29th, 2010 by cortocircuito

CORTOCIRCUITO è un giornalino Studentesco gratuito delle scuole superiori di Reggio Emilia.

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La Redazione di Cortocircuito

Intervista a Margherita Hack

settembre 1st, 2010 by cortocircuito

Margherita Hack è una famosa astrofisica e divulgatrice scientifica italiana. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste. Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Margherita Hack nel 1978 fondò la rivista bimensile “L’Astronomia”. In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l’asteroide 8558 Hack. Margherita Hack è anche presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

- Che cos’è che l’ha appassionata così tanto alle stelle e che cos’hanno in comune le stelle con l’uomo?

La mia passione è la fisica e mi sono appassionata alle stelle quando mi è capitato di fare una tesi in astrofisica, dove per studiare le stelle si applicano tutti i campi della fisica; quindi quello che piace a me è la fisica, la ricerca fisica. Cos’ha in comune l’uomo con le stelle? Eh, parecchio perché tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono sati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio  il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.

- Una domanda che l’uomo si pone da sempre: nell’universo siamo soli?

Probabilmente non siamo soli perché ci sono miliardi e miliardi di pianeti e quindi tutte le volte che ci sono le condizioni favorevoli perché possa nascere la vita questa sboccerà in qualche luogo.

- Gli avvistamenti degli ufo sono quindi possibili?

Quelli non hanno senso, perché le distanze sono enormi. Pensare di poter viaggiare da un sistema solare all’altro, visto che le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile, probabilmente resterà sempre fantascienza.

- Quindi non ci possiamo illudere di vedere qualche ufo come qualche telegiornale ci fa credere?

Bisognerebbe viaggiare per migliaia e migliaia di anni per arrivare da noi al sistema solare più vicino.

- Alcuni sostengono che nel 2012 ci sarà la fine della Terra, lei cosa ne pensa?

Quella è una grossa balla.

- Invece, secondo lei, come e soprattutto quando può esserci il rischio della fine della Terra?

Il rischio certo è che fa 5 miliardi di anni il Sole inizierà ad invecchiare, diventerà una gigante rossa, il suo raggio aumenterà di 200 volte e lambirà l’orbita della Terra e quindi finiremo dentro il Sole.

- Ma l’uomo, secondo lei, potrà ancora esserci?

Penso che si sarà estinto prima.

- Per colpa sua?

Eh si, probabile.

- Lei si è dichiarata favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare, come mai?

Io non ho detto che sia necessario il nucleare, credo che ci siano pregiudizi come l’idea che il rinnovabile sia di sinistra ed il nucleare sia di destra, in realtà tutti abbiamo bisogno di energia, a sinistra e a destra. Io credo che bisognerebbero utilizzare al massimo le energie rinnovabili però non potremo fare a meno del nucleare a causa della richiesta sempre crescente di energia da parte dell’industria. Oggi noi dipendiamo completamente dall’estero, compriamo energia nucleare dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, …compriamo il petrolio ed il metano dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Libia, …quindi dovremo per forza pensare anche ad avere delle sorgenti di energia  nucleare. C’è il problema delle scorie, che non va risolto all’italiana, ma in maniera più seria di come vengono risolti i problemi di altre scorie. Se questo problema l’ha risolto la Francia lo dovremo risolvere anche noi.

- Però la Francia non ha proprio risolto il problema, le scorie le ha semplicemente accantonate sotto terra.

Non è che si possa risolvere il problema se non mettendo le scorie in un contenitore di piombo, in profonde miniere, dove non ci siano infiltrazioni d’acqua, ecc… Non è che si possano eliminare per sempre, perché la vita media dell’uranio è lunghissima, nell’ordine di miliardi di anni. Quello che si potrà fare, a cui sta lavorando Carlo Rubbia, è trovare nuovi combustibili nucleari con una vita media più breve dell’uranio.

- Non c’è comunque il rischio che queste centrali nucleari entrino in pieno regime tra una trentina d’anni quando probabilmente ci saranno nuovi modi, anche più economici, per sfruttare al meglio le energie rinnovabili?

La ricerca va sempre avanti, stando fermi si resta indietro. Quindi io credo che dovremo cercare di sviluppare tutte le fonti di energia, anche quelle ad idrogeno ad esempio. L’industria dovrebbe spendere molto di più per la ricerca di quello che fa. L’industria italiana attualmente non spende nulla per la ricerca, compra brevetti e basta, quindi c’è un’ignoranza scientifica ed un mancanza di lungimiranza, non solo da parte dei politici, ma anche da parte delle industrie.

- Come mai così tanto in Italia?

C’è una grande ignoranza scientifica, non so come mai. Perché siamo sottosviluppati.

- Lei si dichiara atea convinta, quindi in tutti i suoi anni di studi e di ricerca non ha mai riscontrato la presenza “divina” nell’universo?

No, io non ci ho mai creduto.

- Quindi i miracoli, ad esempio, come se li spiega?

I miracoli si possono spesso spiegare con abbagli, allucinazioni …ci sono tanti modi di spiegarli. Il miracolo di San Gennaro, ad esempio, è un fenomeno chimico di certi stati della materia che sono instabili, basta agitare un po’ un solido (il sangue del santo, ndr) per liquefarlo. Ci sono altri miracoli simili come le madonne che piangono ad esempio, … non ridono mai, non so perché!

- Secondo lei lo Stato italiano è laico?

Oh, mamma mia. Era più laica la DC, molto più laica dello Stato italiano oggi.

- Quindi la Chiesa Cattolica influenza lo Stato italiano?

Certo lo influenza. Nel male, ma anche nel bene come ora Famiglia Cristiana che gli ha bacchettati un po’. Invece la ricerca sulle cellule embrionali staminali, il testamento biologico, una legge per le unioni di fatto, ecc… non si riusciranno mai fare in Italia per l’interferenza del Vaticano.

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito

Vivere

settembre 1st, 2010 by cortocircuito

Penso ai dolori della guerra, ai vuoti che lascia nelle famiglie, alla disperazione di chi è stato privato di un grande affetto. Questa, eppure, è la sorte di tutti noi: la morte, o meglio, la vita. Qual è la vera tragedia umana? Vivere o morire? Chi soffre di più: il perito o il sopravvissuto?

Io non so ancora cosa voglia dire perdere una persona cara a causa della more e forse proprio per questo la temo grandemente. Suppongo strazi intollerabili per chi subisce la perdita di un amico o un parente; io non sopporto nemmeno il dolore provocati dalla mia immaginazione, nel pensare mio nonno morto. Un giorno, però, non ci sarà più, la sua anima volerà via, il suo corpo sarà sigillato per sempre in una cassa. Quante lacrime mi righeranno il volto al suo funerale, quanto mi attaccherò alla bara, non volendo che sia chiusa! Quante lacrime verserò nella mia vita!

Noi piangiamo i morti per egoismo, li vorremmo ancora tra noi perché sentiamo il bisogno, non perché ci dispiaccia per loro; è per questo che la vita va avanti, torniamo sereni e dei defunti non ci resta altro che un pallido ricordo. Tutti siamo destinati all’oblio, pochi sono i nomi riecheggianti nei secoli. Inutile è affannarsi per esser ricordati, meglio non pensare alla memoria dei posteri e curarsi solamente di vivere appieno, di realizzarsi, di darsi un obbiettivo e lottare per esso.

Che amarezza se penso alla moltitudine che, invece di vivere, si lascia trasportare dal mondo, dalla materia! Che tristezza se penso a chi è stato strappato precocemente alla vita, per colpa della guerra!
Se non altro ora chi fa il soldato, lo fa per propria volontà, tuttavia mi domando se costoro, esalando l’ultimo respiro, si rammarichino di esser stati lontani dalla famiglia, dagli affetti, oppure se son lieti di morire per quella causa.

Al giorno d’oggi, però, ditemi che Causa perseguono i nostri soldati?
Io non so rispondermi.
Mi interrogo ancora: c’è mai stato qualcuno che è morto per un ideale senza pentirsene neppure durante il trapasso?
Tutti?
Nessuno?
Alcuni?
Mha!

Leonida, ucciso dai Persiani, è stato fiero ed orgoglioso fino all’ultimo? Mameli, mentre moriva per la cancrena, conseguenza di una ferita subita mentre difendeva la Repubblica Romana, era fiero di divenir peri dei suoi osannati Fratelli Bandiera e di esser stato “pronto alla morte”, oppure pensò che sarebbe stato meglio se fosse rimasto a casa a scrivere epiche gesta altrui? Io non lo so, non mi è dato conoscere i pensieri altrui, ma posso affermare con certezza che chiunque sia spirato col sorriso sulle labbra, lieto di aver consacrato la propria vita, la propria esistenza per un ideale, egli è vissuto davvero.

Solo ammirazione posso provare per chi ha potuto sentirsi realizzato soltanto nella lotta per un valore, qualsiasi esso sia. Chiunque sia in grado di porre qualcosa al di sopra della propria vita, non solo nelle parole, ma anche e soprattutto nei fatti, merita di esser chiamato EROE. Chi, invece, ha come unico fine la conservazione de sé stesso, non vive, ma fa sopravvivere il suo corpo, onora la carne e la materia, posso solo disprezzare costui.

Nessuno di noi sa se è un Eroe o un Vile, molti non lo scopriranno mai, perché non avranno occasione di saggiare il proprio animo, ma in verità non occorre essere posti davanti alla morte per rendersene conto: pure nella vita quotidiana, in quelle che sembrano semplici scelte, diamo prova della nostra tempra: ogni volta che dovrete agire fatelo per servire l’ideale, non la reputazione o il benessere, solo così VIVRETE.

Onar Aion (Liceo Ariosto Spallanzani)

Una barba di ingiustizia

settembre 1st, 2010 by cortocircuito

Sono passati 21 anni. Era il 5 agosto 1989, giorno in cui l’agente Nino Agostino e la moglie Ida vennero uccisi davanti all’abitazione della famiglia Agostino da uomini-bestie mafiosi. Nino era un poliziotto “scomodo” a Cosa nostra, poiché aveva scoperto fatti relativi all’attentato fallito destinato a Giovanni Falcone all’Addaura. Dopo 21 anni cosa è rimasto? Disperazione, dolore, tristezza e angoscia per la perdita di Nino e Ida, ma soprattutto rabbia: giustizia non è stata fatta, gli assassini e i mandanti dell’omicidio sono ancora liberi e sul caso è stato apposto il segreto di Stato. Quel giorno la famiglia si era ritrovata per festeggiare il compleanno della sorella di Nino e, quella che doveva essere una giornata serena, si trasformò in tragedia quando Nino e Ida uscendo di casa furono colpiti dai proiettili dei mafiosi che scapparono via infami e contenti. I genitori di Nino, Vincenzo e Augusta, appena avviate le indagini si dimostrarono molto decisi nel voler soddisfare la loro sete di giustizia e purtroppo ancora oggi, portano avanti questa dura battaglia contro chi ha ucciso Nino e Ida e contro quello Stato che camuffa le prove ed è assente nel voler scoprire quei forti vigliacchi mafiosi. Da quel 5 Agosto ’89 Vincenzo Agostino non si taglia né barba e né capelli e continueranno a crescere finché non sarà stata fatta giustizia, ricordando così l’ingiusta morte di Nino, Ida e la bambina che ella portava in grembo.

Nuccia Ciambrone (Chierici)

“MALAINFORMAZIONE -la scomparsa dei fatti”: proiezione dei nostri cortometraggi!

agosto 29th, 2010 by cortocircuito

Proietteremo, per la primissima volta, i cortometraggi da noi realizzati quest’estate del progetto “MALAINFORMAZIONE -la scomparsa dei fatti”:

- Sabato 28 Agosto 2010 proietteremo il cortometraggio “A Reggio Emilia è presente la mafia?”

- Sabato 4 Settembre 2010 proietteremo il cortometraggio “La verità sull’immigrazione”

Entrambe le proiezioni inizieranno alle 15:30 all’azienda Recam (Via del Chionso, 16).

Vi aspettiamo numerosi!

La Redazione di CORTOCIRCUITO

Per prenotazioni ed info: scrivi@cortocircuito.re.it

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Un gruppo di ragazzi curiosi (la Redazione di Cortocircuito) cercano di scoprire, smentendo i “luoghi comuni” e facendosi invece guidare dai FATTI e dai DATI OGGETTIVI, la verità sull’immigrazione e sulla mafia a Reggio Emilia.

Ad entrambi gli argomenti corrisponde un CORTOMETRAGGIO, composto da analisi, riflessioni, dati, …oltre che da numerose interviste.

Abbiamo infatti avuto il piacere di rivolgere qualche domanda, oltre che alla gente comune, ad autorevoli politici, magistrati, giornalisti ed esperti; come Giuseppe Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo e nel pool anti-mafia con Falcone e Borsellino, il Senatore Filippo Berselli, Presidente della Commissione Giustizia; oltre al Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, alla Presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini, nonché esponenti del Partito Democratico; abbiamo inoltre intervistato l’On. Angelo Alessandri, Presidente Federale della Lega Nord, Riccardo Staglianò, giornalista de “La Repubblica” ed autore del libro “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”, Marco Imperato, Pubblico Ministero e membro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, Ro Marcenaro, esperto di comunicazione e di società, Fabio Filippi, consigliere della Regione Emilia Romagna del Popolo della Libertà; oltre ai consiglieri comunali di Reggio Emilia: Marco Eboli – PDL , Antonella Spaggiari – Lista civica con l’UDC ed ex Sindaco di Reggio Emilia, Matteo Iotti – Lega Nord, Liborio Cataliotti – PDL …ed altri!

Grazie a tutti!

maggio 31st, 2010 by cortocircuito

Grazie a tutti per aver reso possibile il progetto del giornalino studentesco CORTOCIRCUITO. Insieme abbiamo dato vita ad un “luogo” di discussione, cardine per lo scambio di opinioni e di idee tra i giovani della nostra città.

La novità di CORTOCIRCUITO è stata proprio la pluralità di pensiero: a seguito di quasi tutti gli articoli sono stati pubblicati uno, o più, pensieri diversi di altri nostri coetanei. Il dibattito è poi continuato anche sul nostro blog dove, in pochi mesi, sono stati lasciati numerosi commenti.

Hanno preso parte attiva al progetto di CORTOCIRCUITO ragazzi di ben 12 diverse scuole superiori di Reggio Emilia e provincia (Moro, Ariosto, Bus, Zanelli, Spallanzani, Motti, Chierici, Magistrali, Scaruffi, ITI, Tricolore e D’Arzo di Montecchio), un risultato di partecipazione non indifferente!

Inoltre CORTOCIRCUITO, nato dal Collettivo Studentesco Locomotori, ha portato avanti alcune importanti collaborazioni. Con il Portale Giovani (www.portalegiovani.eu), su cui abbiamo pubblicato ogni settimana uno dei nostri migliori articoli. Con Giovani a Reggio Emilia contro le mafie; abbiamo ospitato alcuni loro articoli sul nostro giornalino. Abbiamo collaborato anche con Istoreco in occasione del Viaggio della Memoria, seguendo in diretta dal nostro blog, con un diario di viaggio, le riflessioni di alcuni nostri amici durante questa interessante esperienza. Infine un grazie alla Rete Nazionale degli Studenti Medi e alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia per il contributo economico, indispensabile per la stampa della versione cartacea del giornalino.

Grazie a tutti!

La Redazione di CORTOCIRCUITO

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Ti sei perso qualche numero di CORTOCIRCUITO?

Nella sezione “Leggimi” di questo sito puoi “sfogliare” i PDF dei quattro numeri del giornalino usciti quest’anno.

Vorresti rileggere qualche articolo?

Nella sezione “Articoli” di questo sito puoi leggere tutti gli articoli di CORTOCIRCUITO.

Se, durante l’estate, ti viene lo spunto per scrivere un articolo interessante inviacelo a scrivi@cortocircuito.re.it! Lo pubblicheremo molto volentieri!!

Cortocircuito Numero 4

maggio 19th, 2010 by giglio

Da oggi è disponibile online il nuovo numero di Cortocircuito!

Lo puoi trovare al seguente link, oppure nella pagina Leggimi!

Scarica Cortocircuito Numero 4

Si, no …alla vita?!

maggio 19th, 2010 by giglio

“[…] Io credo in un’America dove la separazione tra Chiesa e Stato sia assoluta. Dove nessun gruppo religioso cerchi di imporre i suoi voleri direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari […]”

Queste parole di John Fiztgerald Kennedy dovrebbero essere presi d’esempio da uno Stato, quello italiano, troppo condizionato dal volere cattolico che molte volte va contro a quelle che sono le più ovvie nozioni di moralità. Il caso che circa un anno fa ha diviso il panorama italiano è quello di Eluana Englaro, una ragazza obbligata a “vivere” vegetativamente a causa di una Chiesa che ancora una volta ha pensato bene di metter bocca in questioni che mai e poi mai dovrebbero riguardarla.

Come è possibile giudicare vita lo stare 17 anni su un letto, senza parlare, senza potersi muovere, senza poter ascoltare? Come è possibile che in uno Stato dove l’articolo 7 della costituzione “…Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuna nel proprio ordine, INDIPENDENTI e sovrani…” la Chiesa abbia così valore? Come è possibile che un padre debba sentirsi dire che sua figlia, allo stato vegetativo da 17 anni, ipoteticamente è viva al punto di poter mettere al mondo un bambino? Ma soprattutto come è possibile che qualcun altro decida della nostra vita?

Credo vada semplicemente rispettata la volontà del singolo individuo, voglia egli continuare a vivere in stato vegetativo oppure morire. Per fare ciò credo sia necessario porre in atto il testamento biologico, affinché un individuo in grado di esercitare la propria volontà possa decidere sulla propria vita, sollevando da responsabilità parenti e medici.

Ma che cos’è esattamente il testamento biologico? E’ l’espressione della volontà da parte di una persona, fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

Io credo quindi nel diritto all’autodeterminazione della persona che ci permetterebbe di decidere della nostra vita fino anche alle estreme conseguenze, che coincidono con il diritto di decidere anche della nostra morte. Un diritto oggi in Italia ribadito su base Costituzionale dalla Magistratura con le sentenze relative ai casi di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro. Questo stesso diritto sarebbe invece negato dal recente Disegno di Legge per quanto riguarda le “Direttive anticipate di trattamento”, così com’è stato approvato in Senato e ora in discussione in Parlamento. Infatti questo Decreto negherebbe a noi Italiani il diritto di rifiutare alcuni trattamenti terapeutici, in particolare l’idratazione e l’alimentazione artificiale, sostenendo che non si tratti di terapie, come invece dice l’Organizzazione Nazionale della Sanità, bensì di sostegni vitali.

Concludendo, penso che anche qual’ora esistesse per una parte della popolazione un imperativo morale secondo il quale la vita vada comunque sostenuta anche artificialmente fino all’ultimo limite possibile, questo non può diventare una legge civile, una legge dello Stato a cui obbligare tutti. Il legislatore dovrebbe semplicemente dare la possibilità a ciascuno di fare la propria scelta attraverso il testamento biologico, come già avviene in numerosi pesi occidentali tra cui Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania.

La vita di ciascuno non appartiene al Governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Poiché vita è libertà di vivere non condanna a vivere.

Martina Montecchi (Magistrali)

Affinché ognuno possa farsi una propria idea, raccogliamo anche un’opinione opposta su questo delicato tema.

Io invece dico no al testamento biologico, senza se e senza ma. Io credo che la vita sia sacra, il Creatore c’è la donata e noi dobbiamo viverla, anche nei momenti più difficili. Sono inoltre contrario al testamento biologico poiché nessun uomo sa veramente prevedere ciò che vuole per sé in un futuro solo immaginato ma mai vissuto. Il testamento biologico invece è una decisione irrevocabile, una volta presa non si può più tornare indietro. Inoltre, nessuno può escludere che in un futuro assai prossimo si possano trovare delle cure per cui quel paziente, prima incurabile, possa stare almeno un po’ meglio. Non dimentichiamoci che, soprattutto negli ultimi anni, la scienza ha fatto grandi passi in avanti in tal senso.

Il testamento biologico serve casomai a nascondere alcuni veri problemi della medicina moderna, tentando di risolverli con l’arma, sempre deleteria, del legalismo e del formalismo contrattuale. Che il medico e il paziente riprendano a dialogare fra loro; che il medico si sforzi di conoscere il malato nella sua complessità di persona, e non di insieme di organi da riparare; che il malato ritorni ad affidarsi al medico con la fiducia di chi si riconosce bisognoso di salute, di quella salus che contiene in sé la radice della parola “salvezza”.

Luca Strozzi (Bus)

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Omicidio di Stato

aprile 22nd, 2010 by giglio

Confrontandomi con i miei coetanei, a scuola e a casa, mi sono reso conto che non è affatto opinione comune ciò che io davo per scontato.

Infatti, mentre secondo me è indiscutibile che la pena di morte sia inutile e ingiusta, sia dal punto di vista etico che da quello sociale, diversi ragazzi rimpiangono l’assenza di una punizione estrema incombente che faccia pensare due volte i criminali prima di commettere un delitto, e che tolga dalla circolazione quei tanto temuti serial killer dei quali svariati telefilm ci documentano, per far sì che, come negli Stati Uniti d’America, la gente per bene possa tenere spalancate le porte e le finestre delle proprie villette, dormendo sonni tranquilli in un Paese benestante, pulito e sorridente.

Tuttavia mi dispiace dare una delusione a tutti gli ‘Americani a Roma’ del nuovo millennio, che trovano conforto nella morte di un criminale: negli USA la media di omicidi su 100’000 persone è di 5.4 (fonte:www.fbi.gov), mentre in Italia, dove non si può girare tranquilli per la città, dove devi dare tre mandate alla porta di casa e devi chiudere con tre lucchetti la bicicletta perché non venga rubata, la media degli omicidi annui su 100’000 persone è di 1.2 (fonte:Istat).

‘Meglio la pena di morte che un sistema giuridico che non funziona!’, mi sono sentito dire, ‘In Italia uno stupratore sta in galera due anni e poi è già libero!’. Io proporrei anche, per avere in questo Paese una giustizia come Dio comanda, il taglio della mano per lo scippo, l’amputazione dell’avambraccio per la palpata al sedere, lo stagliuzzamento della lingua per violenza verbale, la lapidazione per atti osceni in luogo pubblico, la gogna per accesso non autorizzato in proprietà privata, la crocefissione per furto aggravato, la ghigliottina per aggressione.

Ma invito ciascuno, al di là dell’effettiva inefficacia della pena di morte, a chiedersi se lo scopo della giustizia sia quello di eliminare i criminali dalla faccia della terra, o sia quello rieducarli. Io penso che la giustizia debba fare in modo di ridurre al minimo gli omicidi in un Paese. Ma la morte di un criminale per mano dello Stato non è anch’essa un omicidio? Se si riconosce, tra i diritti umani, quello della vita, che non può essere infranto da nessuno, non è una contraddizione accettare l’uccisione di un uomo, anche se essa è autorizzata dallo Stato? La pena di morte non è un argomento sul quale bisogna dare risposte approssimative e superficiali, fondate su luoghi comuni e presentimenti non supportati dai fatti. Dichiarandosi favorevoli alla pena di morte ci si dichiara favorevoli alla morte di un individuo, per mano di qualcun altro, ma per proprio volere.

Secondo me la parola punire è sbagliata. Io ritengo la punizione inutile, se non è fine all’educazione. Un criminale è una persona che ha sbagliato, e che non deve sbagliare più. Probabilmente ha sbagliato perché non ha il senso del rispetto delle leggi imposte dallo Stato, che servono a tutelare i diritti dei cittadini. Quindi c’è un errore nell’educazione dell’individuo, un errore che va riparato con adeguate attività e ‘ammortizzatori’ sociali, che lo aiutino a reintrodursi come un cittadino normale nella società.

Alla domanda precedente, ‘bisogna eliminare un criminale della faccia della terra, oppure rieducarlo?’, un babilonese forse avrebbe risposto ‘eliminare i criminali’. Io, rispondendo così, mi sentirei tanto assassino quanto il colpevole da uccidere.

Riccardo Pelli (Liceo Ariosto Spallanzani)